il mio povero piccolo corpicione sta (di nuovo) cambiando.
sto andando in plaestra e tra l’altro sono bravino perché ci vado con costanza e abnegazione.
i risultati si vedranno tra un po’ (mi piace credere), nel frattempo beccatevi nella foto come sono i miei compagnucci di allenamento e come mi sento io entrando in palestra.
cuffie, magliettazza, calzini fonfagnati sulle caviglie (scaldamuscoli no grazie), e via di qualsiasi esercizio mi possa aiutare nella lotta contro la gravità. dietro qualcosa sale. davanti tutto come sempre, anche se la palestra effettivamente è un po’ un candy shop di addominali, tricipiti, quadricipiti, velocipedi e quant’altro possa far riferimento a corpi coi lavori in corso, ma già definiti e scattanti. l’effetto è garantito, altro che suifans!!!
dalle cuffie escono incitazioni, pezzi buoni per la carne e per l’anima.
in realtà la prova bikini è più mentale nel mio caso. nel senso che non sto capendo per chi faccio questo allenamento che mi fa arrivare distrutto a casa 3 giorni su 7. lo faccio per me? per qualcun’altro? per qualcuno che magari considero molto importante nella mia vita [anyone? ;o) ]
lo faccio forse per le persone che incontrerò? utilità zero.
direi che l’opzione autostima e maggior benessere per il momento va per la maggiore, ma temo che tutto parta da più profonde insicurezze. ho sempre avuto bisogno di qualcuno al mio fianco che mi aiutasse nel momento del bisogno, o che mi dicesse “coglione” quando sbaglio.
lavorare in palestra sulla mia apparenza significa forse entrare nell’ordine di idee di intraprendere un cambiamento più profondo che mi possa dare delle sicurezze, perché non essere soli va bene, anzi, ma si deve pur essere capaci di badare a sé stessi. almeno secondo quello che dice sma.
contrariamente a quanto detto finora però penso che il vero cambiamento parta da dentro; perciò mi domando se questo lavoro esterno sia la manifestazione di un processo intimo che cerca di farsi pubblicità, o se sia al contrario una forzatura, un’intrusione, uno stupro che cerco di farmi per costringermi a pensare più in profondità.
appena mi si accende la lucina vi avviso.
nel frattempo sono entrato in modalità “sessione”. la cattiveria aumenta, l’ansia straborda, il mio lato sociale si limita ad interazioni spinte dall’alcol. alle volte mi lascio prendere la mano e parte il flusso di coscienza con cui annego i presenti al tavolo e racconto della mia adolescenza problematica.
essere arrivato sano e salvo fin qui è già una conquista. ora partiamo con le rifiniture, hai visto mai che alla fine salta fuori una cosa carina.